Il Castello Brancaleoni è sede oggi del Museo Civico, diviso in diverse sezioni. La parte più antica della struttura ospita la sezione archeologica, ove sono esposte delle magnifiche ceramiche del periodo medievale e rinascimentale. Si tratta di elementi coloratissimi, perlopiù maioliche, rinvenute nelle varie parti del Castello durante i lavori di restauro eseguiti negli anni Ottanta. Sono state prodotte principalmente nel Ducato di Urbino, per la maggior parte a Casteldurante di Urbania. Troviamo poi altri reperti che testimoniano il passaggio e gli insediamenti di popoli preromani e romani: in una zona remota del borgo, infatti, venne rinvenuta, all’interno di una abitazione oggetto di restauro, una fornace di origine romana (furono rinvenuti anche bronzetti con simboli votivi romani sulla vetta del Monte Nerone). Ma il Museo Civico vanta reperti ancor più antichi, da quelli di origine gallica a reperti dell’età del bronzo (II millennio a.C.). Un’altra sezione del Museo è quella geo-paleontologica, che ospita campioni delle rocce presenti sul territorio oltre a reperti giurassici, tutti provenienti dal Monte Nerone. Non solo: lungo i corridoi di questa sezione è possibile osservare uno degli ultimi
meccanismi dell’orologio della torre. Il nome della famiglia Brancaleoni è legato anche ai luoghi di culto edificati a Piobbico, dalla chiesa di Santo Stefano al Santuario di Santa Maria in Val d’Abisso. Per quanto riguarda la storia della prima, occorre render onore alla famiglia Brancaleoni, diversi membri della quale furono rettori della Chiesa, perché ricostruirono dalle fondamenta la struttura, completamente distrutta dopo il terremoto del 1781 che causò la morte di 22 persone.
La chiesa è un edificio in cotto con elementi di travertino a pianta ellissoidale; essa conserva dipinti di gran pregio, miracolosamente sopravvissuti al terremoto. Da segnalare, tra gli altri, il capolavoro di Federico Barocci “Il Riposo durante il Ritorno della Sacra Famiglia dall’Egitto”, unico per la tecnica a tempera impiegata. Il Santuario di Santa Maria in Val d’Abisso, invece, sorge alle pendici del Monte Nerone e qui viene venerata la Madonna che, secondo una leggenda, apparve ad alcuni pastori proprio sul monte. Di stile romanico, risalente all’XI secolo, il Santuario, scelto come luogo di sepoltura da diversi componenti della famiglia Brancaleoni, si caratterizza, all’interno, per un’unica navata con soffitto a capriate. Diversi tesori artistici di pregio sono conservati al suo interno, tra i quali un crocifisso di maiolica di Valerio Valeri di Civita Castellana e un affresco cinquecentesco raffigurante la Madonna.
Piobbico