All’interno del Castello Brancaleoni è possibile tornare indietro di almeno mille anni e osservare da vicino come vivevano le persone di una volta. Sì, perché una sezione del Museo Civico Brancaleoni è proprio dedicata agli antichi mestieri, usi e costumi del territorio. Possiamo, ad esempio, immaginare le mamme sedute davanti al telaio che confezionavano il corredo alle proprie figlie da maritare: lenzuola, federe, tele per abiti cuciti con canapa o lana. Proprio con la lana erano tessuti a mano (e lo sono ancora oggi dall’artigiana dell’arte della tessitura, Michela Formica) i tappeti tradizionali di Piobbico con i loro vividi colori naturali estratti da erbe tintorie (tra tutti il guado), coltivate da contadini del territorio. Un altro mestiere molto diffuso a Piobbico era quello del boscaiolo che dalla legna del bosco ricavava il carbone e la carbonella, richiesta da quanti cucinavano nelle griglie. Legato a questo mestiere è lo squisito “polentone alla carbonara”, cibo semplice che preparavano i boscaioli appendendo a un trespolo un caldaio, in cui versavano a pioggia la farina di polenta non appena l’acqua bolliva, mescolando continuamente. Una volta addensata, la polenta veniva rovesciata su un canovaccio e tagliata con uno spago, insaporita poi con del pecorino: insomma, un cibo semplice e nutriente che permetteva agli indefessi lavoratori di proseguire con maggiori energie il loro faticoso lavoro. Una volta tagliata la legna, infatti, questa andava caricata su carri trainati dai muli. Era ovviamente il fabbro maniscalco a ferrare i muli che trasportavano la legna. Tra le altre attività praticate a Piobbico c’era quella del falegname e nel museo possiamo osservare gli strumenti in uso all’epoca, dal tornio alla piallatrice-sega. Troviamo, infine, gli attrezzi legati all’arte contadina, dal biroccio alle falcette con cui il grano veniva mietuto a mano e poi impilato in covoni, tramite le presse. Sulla slitta trainata dai buoi, poi, il grano veniva trasportato all’aia del contadino.
Piobbico