Cultura greca, latina e volgare italiana si mescolano, così come lo stile medievale, quello rinascimentale e quello barocco si fondono nel maestoso e ammaliante Palazzo Brancaleoni (attuale Castello) che, con le oltre sue 135 stanze, è testimone di intrighi e scrigno di segreti. Un palazzo che è una vera e propria fonte storica: se anche fossero andati perduti i documenti che testimoniano la sua storia, questa potrebbe essere ricostruita dalle date e dai nomi che sono riportati nella parte superiore di ogni finestra e all’estremità di ogni portale. Iniziato a costruire nel 1200, il Castello si contraddistingue innanzitutto per il portale d’ingresso costruito in travertino, opera dell’architetto Genga, su cui spicca il leone rampante sotto la croce distesa, stemma dei Brancaleoni e simbolo dell’appartenenza della famiglia ai cavalieri di Malta. “Praos kai tolmeros”, “mite e fiero” è il motto dei Brancaleoni sullo stemma, anche se la mitezza non scorreva propriamente nel loro sangue. Dal suggestivo corridoio a cielo aperto, percorrendo il quale, come sfogliando un libro di pietra, si possono notare finestre e portali riportanti incisioni in greco, latino o volgare, si accede al cortile rinascimentale e, successivamente, alla stanza delle torture e dei trabocchetti (caratteristico lo sprofondo in uno spigolo della stanza circondato da lunghe e affilate lame di coltello, ove spesso precipitava l’ignara vittima, qui rinchiusa al buio). Percorrendo la scala principale del Castello, oggi ricostruita perché consumata per i tanti passaggi, ma col corrimano in travertino originale, si accede all’appartamento nobile, con la Sala Leon d’oro, così chiamata perché si narra che, un tempo, vi fosse davvero conservato un leone d’oro. Qui fanno bella mostra di sé degli stucchi in oro del pittore Federico Brandani, attivo anche nel Palazzo Ducale d’Urbino. Proseguendo il tour e inerpicandosi per il labirinto del maestoso Castello, calpestando il pavimento in originale cotto, arriviamo alla Camera Romana, la stanza della Contessa, abbellita da affreschi raffiguranti scene dell’antica Roma e da stucchi opera del Brandani; poi la camera del Conte Antonio II, conosciuta anche come Camera Greca, uno studiolo di meditazione con affreschi raffiguranti episodi del vecchio testamento. Tutte le opere pittoriche, restaurate circa 40 anni fa, presentano colori vivi e vivaci. Affacciandosi al balcone spunta da lontano l’orologio della torre, costruito nel 1610, caratterizzato da una particolarità: il lato verso il borgo mostra normali numeri romani, all’interno del palazzo, invece, i numeri sono rovesciati e le lancette scorrono in senso antiorario. Dulcis in fundo, dal reparto cucine si può ammirare l’ineffabile fuga di porte lungo la quale lo sguardo sembra perdersi all’infinito.
Piobbico