La storia di “Plobici”, tra natura e Medioevo

Un borgo immerso in un’atmosfera fatata

Chi giunge per la prima volta a Piobbico, borgo racchiuso e adagiato in una vallata nel cuore dell’Appennino umbro-marchigiano, crederà di ritrovarsi in un’atmosfera fiabesca: fiumi, torrenti, cascate, boschi e montagne rappresentano la cornice perfetta per rivivere le antiche favole che ancora si raccontano ai bambini. Piobbico sorge proprio qui, alle falde del Monte Nerone e del Monte Montiego, dove il fiume Biscubio confluisce nel Candigliano. Le acque scorrono placide attraversando il paese, fluendo sotto i ponti e costeggiando le vie del vecchio borgo. La storia della genesi di Piobbico risale all’epoca medievale, intorno all’anno 1100, quando la famiglia dei Brancaleoni, di probabile origine tedesca, si arroccò su una collinetta lungo il dorso del Monte Nerone ove edificò un imponente Castello, simbolo di forza e maestosità, in una zona conosciuta come “Mondellacasa” e che, oggi, è chiamata “Muracci” per via dei ruderi rimanenti. Scesi a valle più tardi, siamo all’incirca al 1200, dopo aver inizialmente convissuto con la gente del luogo, i Brancaleoni si impossessarono poco a poco delle abitazioni di quella gente, cacciandola infine in maniera definitiva e facendo sorgere l’antico borgo. Il nome “Piobbico”, infatti, deriva dal precedente insediamento romano definito “publicum”, da cui “plobici” e, da ultimo, Piobbico. Per accedere all’odierno centro storico, occorre varcare due ingressi, la Porta di Ponente e quella di Levante. La prima, conosciuta anche come Felignino, tramite un ponte a schiena d’asino che sovrastava il Candigliano, abbattuto durante la Seconda Guerra Mondiale, metteva in comunicazione il borgo con il Mercatale, un piano che, come dice il nome, ospitava un tempo il mercato del castello, con numerose botteghe artigiane di cui resta traccia negli archi romanici e gotici, ormai tamponati, visibili sulle facciate dei palazzi che bordeggiano la via Mercatale, che dell’antico sito conserva il nome. Varcata la Porta, la strada si divide in due parti, una di queste conduce alla Porta di Levante, l’altra alla scalinata di Palazzo Brancaleoni, tramite un percorso ad anelli. Il secondo ingresso all’antico borgo, la Porta di Levante, presenta una caratteristica raffigurazione sopra l’arco, l’allegoria della Nicolosa, cioè della Prudenza. Da nihil osa, ovvero “non osare”, oggi il significato di questa figura è legato a doppiezza e falsità, a causa del detto “avere più facce della Nicolosa”; in realtà, originariamente, il senso dei volti della Nicolosa, questo triplo volto di uomo barbuto, indicava l’uomo prudente, in grado di vedere contemporaneamente il passato, il presente e il futuro, valutando tutto con lungimiranza e attenzione. Inoltrandosi nelle viuzze del borgo, infine, la vista viene rapita dai peculiari e unici colori delle abitazioni: dal rosso della pietra del Monte Montiego, al bianco della pietra corniola che riveste stipiti di porte e finestre.

Piobbico

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