Palazzi borghesi e residenze aristocratiche sono testimonianza di antiche ricchezze economiche, commerciali e agricole e custodiscono storie avite, documentate dalle lapidi che si incontrano lungo le strade del borgo. Dalla Piazza del Comune, soluzione urbanistica di inizio Novecento, con il palazzo comunale in stile neogotico dominato dalla Torre civica, si propagano come raggi vie e scalinate nei differenti sensi. Lasciando il centro verso la settecentesca Collegiata di S. Giustina e varcando Porta S. Maria, si entra nel complesso monumentale di Sant’Agostino, costituito da una grande chiesa, un chiostro dedicato alla preghiera e il Museo Civico: si tratta di un vero e proprio polo culturale, il cuore pulsante del sapere, della conoscenza degli uomini e delle donne che hanno operato a Mondolfo. All’interno del complesso fanno sfoggio di sé affreschi seicenteschi dedicati a Sant’Agostino e lo svettante campanile, con il superbo concerto di campane. Mondolfo ha una tradizione musicale legata a questi suoni, infatti è definita proprio “Il paese delle belle campane”. La chiesa monumentale di Sant’Agostino è intitolata a S.Maria del Soccorso: fondata a fine Duecento e più volte ampliata oggi può essere assimilata a una Pinacoteca, considerate le tele che contiene, della scuola del Barocci, del Tiziano, e poi opere del Ridolfi, Ernst van Schayck, Ceccarini, Cialdieri, Presutti, Tiarini… pittori celebri del Cinque-Seicento marchigiano, formatisi a Roma o a Venezia, insieme a opere di fini ebanisti e intagliatori. Il Museo civico contiene importanti reperti dell’archeologia pre romana, come la celebre stele Picena, ritrovata nei campi intorno al paese e oggetto di studio di tanti professori, in quanto sarebbe testimonianza della diffusione della lingua Picena nelle Marche settentrionali. Il Museo conserva anche resti del corredo funerario del guerriero Gallico di Mondolfo, il cui elmo e le cui corazza e spada vennero rinvenuti negli anni Trenta; o la macchina oraria pontificia, il grande orologio a ore gallicane realizzato per la torre civica nel 1857 e oggi perfettamente funzionante; la Memoria della fisarmonica racconta come Mondolfo, con i suoi opifici, fu fra le prime realtà italiane nella produzione di questo strumento sin dall’Ottocento, poi lasciato con l’avvento dell’elettronica, ed oggi il paese rientra negli itinerari regionali di questo strumento. Infine, all’interno delle stanze museali è allestita una sezione dedicata alla civiltà contadina e artigiana: Mondolfo era, tra l’altro, famosa per la costruzione di carri agricoli con i birocciai.
Mondolfo