Gradara è città di confine, la cui storia si intreccia con quella della vicinissima Romagna, e con essa i sapori, tanto che si è arrivati a parlare di cucina “marchignola”. Un tour di sapori a cavallo tra due terre, come indica il nome dell’osteria Cibovagando o l’assortimento di pietanze offerte dall’“Emporio del gusto” – marchigiano romagnolo che accanto a prodotti come olio e vini tipicamente marchigiani propone il grappone alla pera, un’acquavite fruttata, o il curioso salame conservato in un dorato involucro fatto di cera d’api, tipicamente romagnoli. Gradara non manca però di prodotti strettamente ancorati alla sua storia, come il croccante Gradarino o il Cioccolatino Galeotto che rievoca nel palato la dolce passione tra Paolo e Francesca. Ma la ricetta tradizionale per eccellenza sono i “Tagliolini con la Bomba”. Piatto tipicamente invernale che veniva preparato nei grandi camini delle case di campagna dall’azdora, la matrona regina del focolare, prendendo cipolla e lardo (o pancetta grassa) fatti soffriggere con l’olio prelibato del territorio; nel frattempo si cuocevano dei tagliolini in acqua e sale, si scolava l’acqua in eccesso lasciando il piatto un po’ brodoso e si versava nella pentola il lardo e la cipolla soffritti, aggiungendo del pepe. L’effetto dell’olio caldo versato nell’acqua provocava una vera esplosione di vapore che dà il nome a questo piatto, mangiato con avidità dai bambini mossi dalla gran fame e dall’ansia di aggiudicarsi una seconda porzione. Il risucchio veloce faceva rimbalzare i tagliolini bollenti contro il naso dei bambini, scottandolo, e dato che il piatto era servito quasi ogni giorno come unica possibilità, le piccole bruciature non avevano mai il tempo di rimarginarsi. Oggi è ancora possibile gustarsi questo piatto “povero” ma gustoso nel ristorane “La Botte”, che segue la filosofia di tutta Gradara di mantenere il legame con la tradizione culinaria, che rivive durante “Il Medioevo a Tavola”, giornate dedicate alla cucina medievale organizzate nel corso dell’anno, nelle quali i ristoranti del borgo si trasformano in vere e proprie taverne quattrocentesche.
Cibovagando