Se alcuni ritrovamenti archeologici ci confermano che Gabicce era abitata già in epoca romana, bisogna aspettare il 998 e una bolla pontificia per veder comparire la denominazione di Castellum Ligabitii. Il nome evoca la presenza di una fortificazione murata completamente scomparsa, di cui possiamo farci un’idea soltanto attraverso le rappresentazioni di Francesco Mingucci, pittore e cartografo pesarese, e dal poco che rimane dell’antico borgo a Gabicce Monte, nucleo originario del paese dove si trova l’antica Chiesa di Sant’Ermete, minuta ma affascinante. L’etimo del toponimo è probabilmente da ricondurre a Ligabitio, nome del feudatario che dominava il territorio. Più fantasiosa è l’ipotesi che vorrebbe il nome derivare dall’espressione liga i bicci, in cui i bicci sono dei montoni, con quindi un chiaro riferimento all’attività della pastorizia un tempo molto diffusa nella zona. La storia di Gabicce nel Medioevo è caratterizzata dai conflitti per il suo dominio tra la Chiesa di Ravenna e il comune di Pesaro, che fecero passare i gabiccesi in cerca di aiuto sotto l’egida delle famiglie più potenti del tempo. In questo periodo il nome del paese divenne noto grazie all’arte dei vasai Girolamo e Giacomo Lanfranco, padre e figlio che realizzavano stupende opere in terracotta avvalendosi di decorazioni in oro, tecnica di cui furono pionieri. Questo gli valse la fama internazionale e ancora oggi le loro opere sono conservate in prestigiosi musei. Gli innumerevoli contenziosi e passaggi di mano di Gabicce si fermarono quando nel 1623 lo Stato della Chiesa ne acquisì definitivamente la giurisdizione, momento dal quale iniziò un lento declino del paese. Un vero e proprio momento di svolta e rinascita si ebbe quando nel secondo dopoguerra Gabicce si votò alla marineria e al turismo balneare, sfruttando il suo patrimonio naturale e la sua vocazione all’accoglienza. Questo per quanto concerne la storia documentata. Ma ancora oggi, se si cammina nella parte di costa ricoperta di piccoli sassi, c’è chi in essi non vede solo dei normali ciottoli, ma i frammenti dell’antica e leggendaria città di Valbruna, che il mito vuole scomparsa per gli effetti di una gigantesca esplosione. Nelle giornate più limpide, quando l’acqua è perfettamente trasparente, nuotatori e sommozzatori amano ancora cercare nelle concrezioni geologiche del fondale le strade e i resti di questa Atlantide gabiccese.
Gabicce Monte